Chiesa di San Martino

Località: Randazzo

Descrizione

Storia della fabbrica

La chiesa, edificata nella zona della città un tempo abitata da popolazione di origine lombarda giunta in Sicilia probabilmente durante la dominazione normanna, presenta difficili problemi di datazione in quanto potrebbe avere origini molto lontane nel tempo. Gli storici del XVIII secolo, infatti, facevano risalire la sua fondazione al V secolo d.C. In origine la costruzione si presentava ad una sola navata e solo nel XIII secolo, attraverso l’utilizzo dello spazio di tre chiesette, quella di san Clemente che diventò la sacrestia, quella di san Cataldo che diventò il luogo destinato alla sepoltura e quella di sant’Ippolito, che diventò sede dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso, l’edificio fu dotato delle navate laterali. Risalente al XIII è anche l’artistico campanile, definito il più bello di Sicilia per la tipica bicromia in pietra calcarea e conci lavici.

Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo la chiesa subì importanti interventi di rifacimento come l’aggiunta della quarta navata del lato meridionale di cui sono ancora visibili tracce sul primo piano del campanile. Durante il XVII secolo tutta la struttura subì una profonda trasformazione. Con l’affermarsi della corrente barocca l’edificio fu privato degli elementi in stile gotico-aragonese e fu dotato di una facciata barocca. Nel 1746 la chiesa fu consacrata dall’arcivescovo di Messina monsignor Moncada e nel 1765 fu elevata a Collegiata. Prima del 1943 erano state poste le fondamenta della quinta navata ma i bombardamenti anglo-americani dell’agosto del 1943 bloccarono il proseguo dei lavori e danneggiarono gravemente l’intero edificio distruggendo molte opere d’arte in esso custodite.

Durante i lavori di ricostruzione post-bellica, realizzati dal Genio Civile, furono rimossi i due portali laterali in pietra arenaria, abbelliti da fregi, che testimoniavano il passaggio dal gotico allo stile rinascimentale. Sempre in questa occasione la chiesa è stata dotata di una cupola che però poco si armonizza con l’eleganza dell’intero edificio.

Prospetto

L’attuale prospetto, di cui si ignora l’autore, risale al XVII secolo. Realizzato in un austero stile barocco presenta un gioco di chiaroscuri sapientemente equilibrato.

Il primo ordine, su cui si aprono i tre ingressi che si presentano abbelliti da portali in pietra nera dell’Etna, si conclude con una fila di 12 metope risalenti al XVI secolo il cui colore rosso della pietra arenaria crea un piacevole contrasto con il nero della pietra lavica. Raffiguranti santi e martiri si presentano fortemente deperite a causa degli effetti degli agenti atmosferici sul fragile materiale di costruzione. L’unica che ancora si presenta in un discreto stato di conservazione è quella centrale raffigurante la Madonna  con Bambino.

Il secondo ordine, caratterizzato da elementi architettonici classici come le grandi volute e le lesene, si conclude con un grande timpano triangolare.

Sul lato destro della facciata trova posto l’imponente campanile risalente al XIII secolo che si sviluppa su quattro piani sovrapposti. Tra il primo e il secondo piano, un marcapiano cieco, senza aperture, oltre ad accentuare lo slancio verso l’alto, segna il passaggio tra la costruzione originaria e quella di epoca successiva. Il secondo e il terzo piano sono abbelliti su tre lati da coppie di monofore ad arco acuto decorate con bande bianche e nere. Il quarto piano presenta la cella campanaria dotata di trifore il cui timpano è arricchito da piccoli rosoni a traforo che tradiscono l’influenza dello stile gotico. Le trifore in arenaria bianca sono presenti in ogni lato. Sul lato di ponente però a posto del piccolo rosone, è collocato un angelo che reca un vassoio di frutti probabilmente come auspicio di abbondanza e di prosperità.

L’alternanza dello stile normanno e svevo, inducono a pensare che la costruzione del campanile sia  avvenuta in epoche diverse.

Durante l’estate del 1943, durante i bombardamenti anglo-americani che devastarono la città di Randazzo, il campanile subì ingenti danni.

Alla fine del secolo scorso, la Soprintendenza ai Beni Architettonici della provincia di Catania, con un adeguato restauro, ha restituito al campanile la sua primitiva bellezza, correggendo anche gli errori commessi durante il restauro dell’immediato dopoguerra quando la guglia ottagonale venne gravemente danneggiata.

 

Testi: Anna e Maria Coco





Le opere principali

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