Cappella del Divino Amore

Di: Antonio Catalano, Alessandro D'Anna
Anno: 1768

Descrizione

Attigua alla sacrestia troviamo la Cappella della Madre del Divino Amore che presenta alle pareti due affreschi eseguiti intorno al 1768 da Alessandro D’Anna: Giuditta e Oloferne(14) e Salomone e la regina di Saba(15). Nel primo affresco Giuditta, rappresentata in tutta la sua bellezza, mostra fieramente al popolo la testa di Oloferne, ucciso per salvare la sua gente dalle angherie del generale. La giovane giudea è l’immagine della fragilità, della persona inerme ma di grande fede che abbandonandosi in Dio riesce ad affrontare il nemico. Giuditta trova il coraggio e la forza per vincere colui che si credeva onnipotente. Da anonima ragazza ebrea diventa l’emblema di un popolo che si fida di Dio il quale «depone i potenti dai troni ed esalta gli umili». 
Sulla volta, tra cornici rococò, si trova l’affresco del Padre Eterno(16). A partire dal X secolo quando incomincia a diffondersi il modello iconografico della Trinità in forma antropomorfa, «Colui che nessuno mai ha visto» è rappresentato con sembianze e attraverso categorie umane. L’affresco, infatti, presenta Dio Padre con l’aspetto di un vecchio patriarca dalla barba e dai capelli canuti, con in mano lo scettro che poggia sul globo terrestre, segno della sua signoria sulla terra, e circondato da schiere di angeli, segno della sua signoria nei cieli.
 


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